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CINEMA E PSICOANALISI:LO SPECCHIO NEL CINEMA

dal 07 Novembre al 12 Dicembre

 

In collaborazione con il Centro Milanese di Psicoanalisi “Cesare Musatti”

Premessa iniziale di questa nuova rassegna realizzata con il Centro Milanese di Psicoanalisi “Cesare Musatti” è che lo schermo cinematografico rappresenta uno specchio speciale, che, mostrandoci oggetti di identificazione, idealizzazione e denigrazione, ci permette di proiettare su di esso diversi aspetti di noi stessi. Gli specchi nel cinema hanno sempre svolto una funzione ambigua, perché mentre offrono allo spettatore una nuova prospettiva delle immagini proiettate sullo schermo, al tempo stesso le rappresentano in uno spazio emotivo più lontano, e perciò meno facilmente raggiungibile. Gli stessi film potrebbero essere considerati come specchi nei quali noi ci riflettiamo per trovare un senso alla nostra identità. Tale ricerca è basata su processi di identificazione in rapporto alle situazioni presentate dalla trama del film e dai suoi personaggi.
Dice Winnicott: «L’io (il bambino) cerca se stesso, negli occhi e nell’espressione della faccia della madre e nello specchio che può rappresentare la faccia della madre.» (1971) Se falliamo in questa nostra ricerca è a causa delle nostre illusioni e della nostra ostinata speranza di potere trasformare il mondo che ci circonda attraverso le nostre fantasie: cioè che possiamo noi stessi diventare i creatori, con l’aiuto di oggetti che ci vengono offerti, di un universo verso il quale agogniamo da tempo, e, con questo, di una nostra propria immagine, proiettando sullo schermo/specchio un nostro privato, privatissimo film, per molti versi  inconscio.
Ma la presenza degli specchi al cinema può sottolineare anche quel particolare momento di separazione e individuazione che, sempre Winnicott, suggerisce: «Il separare da parte del bambino il mondo degli oggetti dal sé è raggiunto solo attraverso l’assenza di uno spazio intermedio.» Lo specchio/schermo che non è uno spazio intermedio può diventare quindi anche il luogo dove si vedono gli oggetti separati dal Sé, oggetti differenti che ci permettono di dire “ quello non sono io , è lui/lei.” Quindi il cinema/specchio/schermo come momento di identificazione, ma anche come possibilità di dis–identificazione; come momento di ingresso in uno spazio claustrofobico (lo specchio che riflette all’infinito solo me stesso), ma anche di libera uscita nel mondo esterno grazie alla possibilità di accedere alle rappresentazioni delle fantasie proiettate sullo schermo /specchio.
A partire da queste considerazioni, di ciascuno dei quattro film qui in programma saranno mostrati elementi nuovi, che siamo riusciti a pensare proprio attraverso la funzione riflettente dello specchio.

Giuseppe Civitarese, Simonetta Diena, Andrea Sabbadini.

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