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La fine è il mio inizio

Regia: Jo Baier
Al termine della proiezione, incontro su cinema e teatro con l’attore Elio Germano e con il compositore Teho Teardo.  Coordina Maurizio Porro

Sinossi

Sceneggiatura: Folco Terzani, Ulrich Limmer, tratto dall’omonimo bestseller di Tiziano Terzani. Fotografia: Judith Kaufmann. Montaggio: Claus Wehlisch. Scenografia: Eckart Friz. Costumi: Gerhard Gollnhofer. Musica: Ludovico Einaudi. Interpreti: Bruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, Andrea Osvárt, Nicolò Fitz-William Lay. Produzione: Ulrich Limmer per Collina Film Production, B.A. Produktion, Bayerischer Rundfunk (BR), Südwestrudfunk (SWR), Arte, Degeto Film in collaborazione con Beta Film e Rai Cinema. Distribuzione: Fandango.
Italia/Germania, 2010, 98’

Tiziano Terzani, grande viaggiatore, appassionato giornalista e autore di libri di successo, al termine di una vita densa di avvenimenti decide di ritirarsi nella casa di famiglia in Toscana. Terzani sente che è giunto al termine della sua vita e per questo convoca il figlio Folco, che vive a New York: gli vuole raccontare la storia della propria vita, l’infanzia e la giovinezza a Firenze, i tre decenni trascorsi come corrispondente dall’Asia per il Corriere della Sera e la Repubblica, e infine lo sconvolgente viaggio dentro sé stesso, quando a causa del cancro si congeda dal giornalismo e si apre a esperienze spirituali in Asia, soprattutto l’incontro con un grande saggio nell’isolamento dell’Himalaya, che diventano per lui l’esperienza decisiva. Attraverso i loro dialoghi, padre e figlio raggiungono momenti di grande intimità che permettono loro di sciogliere vecchie tensioni. Dopo la morte del padre, Folco spargerà le sue ceneri al vento dei monti della Toscana settentrionale e pubblicherà il libro come suo padre gli aveva chiesto: La fine è il mio inizio.

«Data l’origine del libro, hanno spazi predominanti i dialoghi, specie quelli che riescono a disegnare e ad approfondire il rapporto padre-figlio, non allontanandosi però mai da quella casa e dai monti attorno nonostante i tanti viaggi del protagonista nei Paesi lontani. Con questo senza togliere respiro al racconto perché l’accento è solo su quel rapporto tra un padre che ormai può limitarsi solo ad insegnare e un figlio teso ad apprendere fino quasi allo spasimo. In ambiti in cui, pur rinunciando alle cornici esotiche, si privilegiano gli esterni, l’aria aperta, la natura, chiamati a trasformasi via via nella vera cifra di un film che, pur rifacendosi a un viaggio verso la morte, vuole essere ad ogni svolta una salda e ispirata meditazione sui misteri della vita. Ce li trasmettono, con intimo fervore, Bruno Ganz, il padre, e il nostro Elio Germano, il figlio. Due generazioni di attori a confronto, due storie professionali in apparenza distanti fra loro, ma si equilibrano alla perfezione e addirittura si completano. Con finissime misure» Gian Luigi Rondi, Il Tempo.

Proiezioni

18 Febbraio


16:15

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